[Alien_nation] Riflessioni su funzione sociale
vlad
vladi a riseup.net
Mer 25 Gen 2023 09:13:14 PST
Anteporre la funzione sociale al sentirsi parte di una causa comune:
alla grande corre il disciplinamento automatico del ‘vivere civile’
Il compito dell’ingegneria sociale e’ catalogare, definire, in ultima
istanza relegare l’intera esperienza umana alla soddisfazione di
protocolli. Protocolli che nel linguaggio informatico nascevano per
mettere in comunicazione le macchine tra di loro, vengono ora
quotidianamente impiegati per disciplinare le modalita’ di interazione
tra esseri umani.
Si sente sempre piu’ spesso parlare di protocolli, lo stato
dell’emergenza permanente e’ questo che richiede.
La causa prima e’ il progredire delle norme e delle regole che
definiscono quella chimera che ci insegnano prima a scuola, poi
all’oratorio, laico o religioso che sia - a chiamare “societa’ civile”.
Quell’insieme di regole chiamate a sostituire un sempre meno incombente
macigno della “tradizione” ha dovuto per affermarsi far piazza pulita
di ogni radicalismo tradizionalista.
E’ interessante riflettere sul “radicalismo tradizionalista” perche’
nella nostra scellerata pochezza di ragionamento ci hanno indotto alla
tentazione del ritenere “la tradizione” come qualcosa di negativo,
retrivo, arcaico, superato.
Vorrei sommessamente far notare che se nel corso della storia e’ stata
la chiesa la prima impegnata attivamente nella distruzione delle
tradizioni (qui in liguria una volta abitavano i liguri, che non
c’azzeccavano un’acca con cattolici, inquisizione e quel simpaticone
per inciso chiavarese chiamato Innocenzo IV, da qualcuno ribattezzato
piu’ correttamente Culpevulentio IV) la storia piu’ recente ci mostra
come l’avanguardia del rigore progressista si annidi fortemente “a
sinistra”. Alla sinistra dei rami del parlamento, ne comprendiamo *ma
non condividiamo* l’origine, ma destituiamo *alla buon’ora* il termine
“sinistra” come metafora ormai totalmente svuotata di significato, e di
significante.
Per non progredire verso il caos, ma verso l’ordine e la disciplina,
occorre confuciano rigore, mortificati e terroristizzati devono essere
gli individualismi alla novatore “verso il nulla creatore” che nessuno
spazio concedono ad un razionalismo fatto di partito, classe,
sindacato. Un rigore progressista del genere avra’ si’ costituito
l’ossatura di un paio di millenni di storia cinese ma viene a tutti noi
da ridere (amaramente) a vederlo trapiantato in un paese che celebra
quotidianamente la decadenza Romana fatta di orge, baccanali, stadio,
sprechi e corruzione. Se e’ questo il nostro pane (et circensem)
quotidiano, se e’ questo che viene sovra-determinato come tradizione,
il nostro essere contro una tale tradizione non significa
necessariamente dover rinunciare alle nostre - ed il nostro essere
tradizionalisti deve riuscire ad emergere in tutta la sua complessita’,
facendo piazza pulita dei retaggi servili che ci portiamo appresso da
sempre e che non fanno parte delle nostre tradizioni.
Per potersi definire, e’ una questione linguistica, la societa’ civile
deve pur partire da qualcosa, e quel qualcosa e’ la piu’ moderna delle
ipoteche, ovvero la teorizzazione della primigenia “barbarie”.
L’estremo rifugio del progressista ha le pareti interamente tappezzate
dalle categorie della propaganda.
A noi il compito della solidarieta’, del mettere a nudo le pareti delle
stanze, del lasciare fluire il libero pensiero, dell’arrivare
all’azione, dell’immaginazione del mondo, dell’evasione dalla galera
sociale, virtuale, reale, dello sghignazzo resistente verso la
“barbarie dell’incolto”.
Se da sempre, dalla notte dei tempi, il potere ha sempre parlato del
decadimento in atto degli usi e dei costumi e da sempre si e’ riferito
alle qualita’ e virtu’ dei tempi passati e delle mitiche eta’ dell’oro,
oggi invece accade che il potere ci deve convincere del contrario. Ma,
da sempre, dalla notte dei tempi, sta a noi non farci infinocchiare
dalla propaganda. Le donne (ma anche ovviamente in misura minore gli
uomini) liguri (...e non solo, ma siamo in liguria...) venivano
bruciate vive dai preti *con la partecipazione del popolo* nelle piazze
perche’ non potessero tramandare la conoscenza della medicina… ecco qui
abbiamo due tradizioni in ballo … quella delle donne da un lato,
millenarie custodi di quella farmacia naturale che si nasconde nel
selvatico, interpreti della Matria, e quella del prete
(interprete-manipolatore della “volonta’ del padre”, della Patria),
anche chiamata in gergo la legge “del piu’ forte”, che racconta la
donna come strega.
Ha vinto, come spesso accade, la tradizione piu’ violenta al punto che
le curatrici vengono chiamate, dal potere e dall’immaginario popolare,
“streghe” anche nel 2023. Ma il potere passando di mano ha fatto si’
che oggi a parlare di stregoneria non troverete piu’ sovente i preti,
ma piuttosto giornali, primari degli ospedali, e “atei razionalisti”
generalmente riconoscibili dal volto livido ed emaciato, pure
nell’estate perenne del cambiamento climatico.
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